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REGIONI IN CONFLITTO PER I FONDI EUROPEI

Articolo di Paolo Manasse di www.lavoce.info

Le regioni contribuiranno a costruire una rete di protezione per i disoccupati privi di ammortizzatori sociali. Utilizzando le loro dotazioni del Fondo Sociale Europeo. Ma le regioni del Sud – più povere – dispongono di una quota del Fondo superiore a quelle del Centro-Nord, mentre queste ultime hanno più disoccupati. Trasferire i fondi dal Sud al Centro-Nord? Sarebbe possibile, ma il Governo ha scelto una strada diversa, che lascia inutilizzata per questo scopo una parte delle risorse europee e accolla un onere allo Stato.

Il 12 febbraio Governo e Regioni hanno siglato un accordo con il quale si impegnano a co-finanziare, per 8 miliardi di euro, i cosiddetti ammortizzatori in deroga, la rete di protezione contro la disoccupazione per i lavoratori che ne sono sprovvisti (quasi uno su due nel settore privato). L’intesa stabilisce che le Regioni contribuiscano con le rispettive dotazioni del Fondo Sociale Europeo (FSE) per 2650 milioni, e lo Stato si accolli i rimanenti 5350. Le Regioni rimarranno titolari dei fondi europei (tradotto: ciascuna pagherà per i propri precari), e lo Stato aumenterà la propria quota nel caso le risorse non siano sufficienti.
Purtroppo, la strada prescelta di attingere al FSE porterà inevitabilmente il governo ad un bivio: gestire un conflitto redistributivo tra regioni del Centro-Nord e quelle del Sud, oppure gravare il bilancio pubblico più di quanto preventivato. La ragione è semplice: per utilizzare in pieno i fondi europei per gli ammortizzatori sarebbe necessario trasferire considerevoli risorse (circa 725 milioni di euro) dalle regioni più povere (ma meno colpite dalla crisi) del Sud a quelle più ricche (e più colpite dalla crisi) del Centro-Nord. In assenza di un accordo in tal senso, a pagare sarà lo Stato (il contribuente italiano) e non l’Europa. Vediamo perché.

AL CENTRO-NORD PIÙ PRECARI DISOCCUPATI

Il FSE finanzia investimenti per la formazione e l’inserimento nel mercato del lavoro, e prevede due principali linee di intervento: quella avente l’obiettivo convergenza che riguarda le regioni povere (il cui PIL procapite è inferiore al 75% della media EU-25, in rosso nella figura sotto) e quelli con obiettivo competitività, per le regioni ricche (in blu). Com’è ragionevole aspettarsi, le regioni del Sud hanno una quota FSE per il 2007-13 maggiore (il 50%) di quelle del Centro (20%) e del Nord (30%.).(1) Il punto è che i precari che perderanno il posto si trovano soprattutto al Centro-Nord! E questo per diverse ragioni, tra le quali:

Circa il 50% degli occupati si trova al Nord, contro il 20% al Centro ed il 30% al Sud (vedi Tavola A.15 in basso); in particolare si concentra al Nord l’occupazione nell’industria e nei servizi, i settori dove la crisi colpisce di più (vedi auto e beni durevoli), nonché l’occupazione femminile.

Al Nord sono concentrati i lavoratori temporanei (il 42% contro il 20% al Centro ed il 37% al Sud (vedi Tabella A.17.1) e quelli a tempo parziale (54%, 22% e 24% rispettivamente, Tabella A.17.2.)

Al Sud il precariato assume molto spesso la forma di lavoro non regolare, il lavoro sommerso (vedi Tabella A.1 relativa al 2003), che, in quanto tale, esula da ogni forma possibile di protezione.

COME SI DIVIDONO LE RISORSE

Sulla base di questi dati è ragionevole pensare che il fabbisogno di risorse per gli ammortizzatori sarà così distribuito tra le aree del paese: 46% al Nord, 23% al Sud e 31% al Centro.(2) Dunque, se fosse possibile utilizzare tutte le risorse (8miliardi) solo sulla base di queste necessità, e cioè senza il vincolo di destinazione regionale, le regioni del Nord riceverebbero circa 3,7 miliardi quelle del Centro 2,5 e quelle dei Sud 1,8 miliardi. Con il vincolo di destinazione, invece, al Nord andranno solamente 3,3 miliardi circa(3), alle regioni del Centro 2,2 e al Sud 2,6 miliardi. Insomma, Centro e Nord otterranno rispettivamente 296 e 429 milioni meno del loro fabbisogno, e quelle del Sud avranno un avanzo di 725 milioni circa. Saranno disposte a finanziare i precari del Centro-Nord?
Per evitare un conflitto tra le regioni, l’intesa prevede che il deficit del Centro-Nord ricada sullo Stato, anziché sulle regioni meridionali. Ma in questo modo oltre il 27% del FSE non verrà utilizzato! Eppure sarebbe stato possibile impiegare pienamente tutte le risorse europee, senza esigere che le regioni povere cedessero in via definitiva i propri fondi a quelle ricche: quando le dotazioni non coincidono con i bisogni, (quasi) tutti sanno che lo scambio intertemporale migliora il benessere. Sarebbe bastato stabilire che le regioni in difetto di fondi (quelle Centro-Settentrionali) potessero contrarre un prestito, garantito dallo Stato, con le regioni con eccesso di fondi (quelle meridionali), da restituire – diciamo – tra due anni, e magari usando come collaterale il prossimo stanziamento europeo.

(1) Queste percentuali si ottengono sommando agli stanziamenti contenuti nel piano 2007-13: le quote dei piani nazionali, per semplicità sono attribuite in parti eguali alle regioni.
(2) Questo significa ritenere che la crisi colpirà le diverse aree del paese in questo modo: per 1 precario che perde il posto al Sud ce ne sarà circa 1,5 al Centro e 2 al Nord.
(3) Per i dettagli del conto si veda il mio blog, http://paolomanasse.blogspot.com