Archivio della categoria: Sicurezza sul lavoro

Corso Rls: quando è obbligatorio

Il corso RLS è quello che deve essere seguito dal Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS appunto) per poter ricoprire legittimamente il suo ruolo. Sono disponibili numerose offerte, ma prima di effettuare una scelta è bene assicurasi che la scuola, o l’ente, che svolge il corso sia riconosciuto e in possesso delle dovute certificazioni.

Quando è obbligatorio

Il corso RLS è un percorso strettamente obbligato, l’obbligo di formazione vale per i lavoratori che ricoprono il ruolo di rappresentante in qualunque tipo di impresa essi operino. Il corso è frequentabile deve avere una durata non inferiore alle 32 ore, inoltre per mantenerne la validità è necessario seguire, una volta all’anno, un corso di aggiornamento di durata inferiore.
A sancire l’obbligatorietà della formazione per i lavoratori che svolgono la funzione di figure volte al servizio di prevenzione e protezione è la normativa contenuta nel decreto legislativo numero 81 del 2008, decreto che stabilisce le modalità, la durata minima necessaria e l’obbligatorietà, oltre che del corso, del relativo aggiornamento periodico relativo all’insorgenza di nuovi rischi, alla modifica di indicazioni e procedure precedenti, tutte variazioni solitamente imputabili all’avvento di nuovi macchinari utilizzati o a modifiche effettuate a strutture e specifici piani organizzativi.
La durata di 32 ore potrebbe rappresentare un problema per molti lavoratori, quindi da diversi anni è stata aggiunta la possibilità di seguire il corso online, senza obblighi di frequenza e in molti casi con la disponibilità di un tutor e di materiale specifico compreso nel prezzo del corso, tendenzialmente compreso tra i 150 e i 200 euro. Il corso RLS di 32 ore comprende 12 ore dedicate ai rischi e alle misure preventive da adottare.

Sicurezza sul lavoro: il click day dell’Inail

Profonda insoddisfazione viene espressa dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori per l’esito del click day sul bando Inail per gli investimenti in sicurezza che il 12 gennaio scorso si è aperto e chiuso nel giro di pochi minuti.
Il meccanismo del bando “a sportello combinato” con le soglie di finanziamento del regime “de minimis” previste per il settore agricolo -afferma la Cia- ha di fatto reso impossibile ai nostri associati l’accesso al finanziamento.
Oltre tutto, si rilevano nel territorio -sostiene la Cia- numerose lamentele relative a problemi di funzionamento del sistema informatico che hanno provocato inspiegabili blocchi e fuoriuscite dal portale Inail.
Insomma, il “click day” Inail -rimarca la Cia- è stata un’importante occasione perduta sulla quale occorre riflettere per evitare che simili incresciose situazioni si ripetano nel futuro.
E’ stato un appuntamento che ha visto gli associati Cia impegnarsi fortemente nella predisposizione dei progetti, nella convinzione di poter migliore il livello di sicurezza delle proprie aziende e degli operatori che in esse lavorano. Il tutto per migliorare la sicurezza in agricoltura, oggi a livelli ancora non del tutto soddisfacenti.
E questo in seguito a due “annate nere” per i redditi dei produttori agricoli che -in assenza di un minimo di sostegno- difficilmente riescono a programmare serenamente investimenti di miglioramento aziendale.
Davanti ad un insuccesso del genere, la Cia si attiverà immediatamente nei confronti di Inail e delle altre amministrazioni competenti, affinché le iniziative future su un tema così vitale per il Paese siano, in primo luogo, oggetto di adeguata concertazione sociale. Nello stesso tempo è necessario prevedere diverse modalità di attuazione, mirate ai settori che lo stesso Inail individua come ad alta priorità nel bisogno di formazione e di investimenti in materia di sicurezza sul lavoro.

Sicurezza sul lavoro: importante mettere gli occhi al riparo dai rischi

Oggi la sicurezza sul lavoro non è più argomento tabù, ma solo se affrontato nelle linee generali, poiché entrando nel merito dei settori normativi “di nicchia” emergono dubbi e perplessità, spesso frutto del mancato approfondimento. È il caso dei rischi derivanti dall’esposizione alle radiazioni ottiche artificiali (Roa): dal 26 aprile scorso vige l’obbligo di valutazione per il datore di lavoro – previsto nel più noto Testo unico sulla sicurezza – non più limitata agli effetti «nocivi ed a breve termine», ma esteso a tutti i rischi «con particolare riguardo ai rischi dovuti agli effetti nocivi sugli occhi e la cute».

In che modo viene chiamato in causa il professionista, e nello specifico l’ingegnere? «Insieme a quella del fisico, si tratta delle prime due figure professionali a cui è richiesta una competenza specifica e complessa, che deve poter poggiare su una formazione mirata e adeguata. Senza di essa, il sistema di promozione della sicurezza e di tutela del lavoratore si bloccherebbe». Ad affermarlo è stato Riccardo Di Liberto, responsabile della Struttura Complessa di Fisica Sanitaria – Policlinico San Matteo di Pavia, tra i relatori del seminario di ieri pomeriggio – 10 dicembre – curato dalla Commissione sicurezza dell’Ordine degli Ingegneri di Catania, presieduto da Carmelo Maria Grasso: «Il nostro è un percorso dettato dalla convinzione che garantire la sicurezza è prima di tutto un segno di civiltà e un dovere – ha affermato il presidente – pur in un contesto normativo caratterizzato da una proliferazione che segue più la logica della dinamicità che quella dello snellimento e quindi della stabilità. Non possiamo che indirizzare i nostri iscritti sulla strada dell’aggiornamento, offrendo loro una serie di incontri tecnici gratuiti, come quello di oggi». Laser, utilizzo di plasma per taglio e saldatura, lampade germicidi, sistemi Led per fototerapia, lampade abbronzanti e ad alogenuri metallici, corpi incandescenti, apparecchi con sorgenti Ipl per uso medico o estetico, sono alcuni dei casi in oggetto. Tra le cause più comuni d’incidente, rientrano: l’esposizione oculare improvvisa durante operazioni di allineamento, il malfunzionamento delle apparecchiature, gli interventi tecnici impropri sui generatori di alta tensione e i sistemi di protezione e interventi di riparazione non adeguati. E non è sempre semplice stimare l’incidenza di questo genere di infortuni lavorativi, perché gli effetti non si manifestano nell’immediato e non sempre è quantificabile la “dose” di esposizione.

È dunque per il suo ruolo di responsabilità e di estrema competenza che oggi l’ingegnere deve lavorare in prima linea, a fianco degli enti e delle aziende: «Individuare nuovi fattori di rischio e trovare nuove soluzioni – ha spiegato Antonio Leonardi, consigliere delegato Commissione Sicurezza dell’Ordine e presidente nazionale Anis – è il compito a cui siamo chiamati, soprattutto quando tratta di tematiche non ancora del tutto esplorate. Il nostro impegno è costante e siamo fiduciosi, nonostante i numeri non siano incoraggianti, visto che gli incidenti mortali, nel 2009, sono stati 84 casi con un incremento di 7 morti rispetto all’anno precedente». Il seminario ha fornito le conoscenze tecnico-scientifiche ai fini della valutazione del rischio. Il tutto con il supporto di esperti relatori, coordinati dal segretario della Commissione sicurezza Elisa Gerbino: Pina Scandurra (responsabile Servizio di Prevenzione e Protezione Azienda ospedaliera “Garibaldi” di Catania); Mario Lazzaro (medico del lavoro – Sasol Italy); Benedetto Savatteri, ingegnere esperto qualificato e Massimiliano Barone, Rspp Istituto nazionale di geofisica e Vulcanologia – sez Catania e Palermo).

Sicurezza sul lavoro: infortuni sottostimati

Da una ricerca effettuata dal Procuratore generale della Toscana Beniamino Deidda gli infortuni sul lavoro a Firenze sarebbero almeno trecento e non otto, come è stato ufficialmente registrato. “Ritengo veritiere le parole di Deidda – spiega l’assessore provinciale al Lavoro Elisa Simoni – Unisco la mia alla sua denuncia e ribadisco l’impegno della Provincia, per quanto le compete, nell’informare i lavoratori, nella formazione e nel coordinare gli interventi di prevenzione”. Il Procuratore, aveva osservato il gruppo di Rifondazione Comunista in Consiglio provinciale presentando una domanda d’attualità, “dichiara la palese sottostima dei dati rispetto a quello che realmente accade e soprattutto evidenzia l’impossibilità di monitorare in modo sufficiente e attendibile il lavoro delle procedure e dei tribunali”. Una dichiarazione “grave e allarmante – secondo i Consiglieri provinciali di Rifondazione Andrea Calò e Lorenzo Verdi – poiché interviene su un problema nevralgico del lavoro, della salute e sicurezza e della scarsa prevenzione sui luoghi di lavoro che interessa fenomeni quali le morti bianche, gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali”. Nessuno sarebbe in grado di monitorare i fenomeni. Molti medici e strutture di diagnosi e cura si sottrarrebbero all’obbligo di inviare i referti medici che certificano la malattia o l’infortunio. I dati statistici provano che tale fenomeno è incontestabile.