POLITICA ECONOMICA SULLE MONTAGNE RUSSE

di Tito Boeri e Pietro Garibaldi 23.12.2008

Si parla di ridurre l’orario di lavoro settimanale integrando il salario con sussidi per salvaguardare posti di lavoro: una correzione di rotta notevole per un esecutivo che con la detassazione degli straordinari puntava ad allungare quell’orario. I contenuti della proposta non sono ancora chiari. Ma potrebbe risolversi nell’ennesimo intervento a favore di chi un lavoro ce l’ha già. Mentre Il governo continua a sostenere che non ci sono risorse per una seria riforma degli ammortizzatori sociali.

Tenetevi forte. Per seguire le virate improvvise di politica economica, occorrono davvero le cinture di sicurezza. Fino a qualche settimana fa, il governo aveva annunciato la propria intenzione di estendere al 2009 le misure di detassazione al lavoro straordinario, volte ad allungare l’orario di lavoro. Oggi si parla invece di ridurre l’orario di lavoro settimanale integrando il salario con sussidi, in modo da salvaguardare posti di lavoro. Sempre utili le correzioni di rotta quando la rotta è sbagliata, ma in questo caso c’è il rischio di prendere un’altra strada altrettanto sbagliata.

TRE IPOTESI PER UNA PROPOSTA

I contenuti della proposta non sono chiari. Un piano non c’è e il ministro del Lavoro ha lasciato intendere che non sarebbero previsti nuovi interventi normativi. Si tratterebbe, in altre parole, solo di mobilitare tutti gli attrezzi e le risorse a disposizione. Tuttavia, alcuni senatori della maggioranza (Mazzucca e Casoli) sono al lavoro per formulare vere e proprie proposte di legge. Ma quali sono veramente le strade che si vogliono percorrere?
La prima è che si intenda imporre per legge una settimana corta a parità di salario, seguendo il principio “lavorare meno, lavorare tutti” di bertinottiana memoria. Come mostrano le ripetute fallimentari esperienze francesi, prima con le 39 ore di Mitterrand e poi con le 35 ore della Aubry, ogni volta che lo Stato riduce d’imperio l’orario di lavoro finisce solo per distruggere posti di lavoro. Quindi bene non prendere quella strada. Contribuirebbe solo ad appesantire la recessione.
La seconda possibilità è che il governo intenda trovare un accordo con le parti sociali per una riduzione dei salari mensili in cambio di una riduzione dell’orario di lavoro. Durante una recessione, una riduzione dei salari può, in effetti, riuscire a contenere l’emorragia occupazionale. Se è questo lo spirito della proposta del governo, bene che lo affermi chiaramente, in modo tale da raccogliere il necessario consenso tra i lavoratori. Certo non gradirebbero scoprire dopo che di questo si trattava, senza essere stati preventivamente informati.
La terza possibilità è che il governo intenda mettere in campo nuove risorse per compensare, almeno in parte, i lavoratori che accettano di ridurre salari e orari. Per quanto si parli di attingere ai fondi della cassa integrazione guadagni, i contributi di lavoratori e datori di lavoro durante le recessioni non sono mai sufficienti a coprire la domanda: le ore di Cig ordinaria sono aumentate del 110 per cento nei primi undici mesi del 2008 rispetto all’anno precedente. Se questa è la proposta, si tratta di un ennesimo intervento a favore di chi un lavoro ce l’ha già. Il governo continua a sostenere che non ci sono risorse per una seria riforma degli ammortizzatori sociali. Se oggi dedica le poche risorse disponibili a integrare i salari di chi ha già un lavoro, sarà chiaro a tutti che queste sono le sue priorità. Una volta di più si penserà solo agli insider. E di corto ci sarà solo la protezione degli outsider.

Tratto da www.lavoce.info


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