OrientaSud: dall’Europa più sostegno per i giovani

September 22, 2010 by admin · 25 Comments
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Dal 19 al 21 ottobre torna a Napoli il Salone che aiuta i giovani a scegliere il proprio futuro. Nella giornata inaugurale la Rappresentanza in Italia della Commissione europea presenterà le misure varate per accrescere la qualità e il livello dell’istruzione dei giovani europei
Europa, lavoro ed internazionalizzazione saranno al centro dell’ XI edizione di OrientaSud, “Il Salone delle Opportunità”, in programma a Napoli dal 19 al 21 ottobre a Città della Scienza. Nel corso della giornata inaugurale saranno illustrati strategie ed obiettivi del programma “Youth on the Move” lanciato lo scorso 15 settembre dalla Commissione europea per accrescere le qualifiche dei giovani e renderli più competitivi sul mercato del lavoro.
Da studi di settore emerge che oltre il 40% dei datori di lavori attribuisce importanza alle esperienze di studio o lavoro all’estero. OrientaSud, da sempre impegnata a favorire l’internazionalizzazione, darà ai ragazzi l’occasione di sperimentare un primo contatto con la realtà degli altri paesi dell’Unione grazie all’attività informativa degli orientatori.
La manifestazione, che da più di dieci anni rappresenta una bussola per tutti i giovani che si apprestano a scegliere il percorso formativo o professionale da intraprendere, si propone come luogo di confronto, verifica e dibattito sui temi dell’occupazione, dello studio e della condizione giovanile più in generale. Istituzioni e società civile saranno chiamate a confrontarsi nel convegno inaugurale dal titolo “Sud: i giovani non possono aspettare”.
Ampio spazio sarà dedicato anche all’orientamento professionale: un team di esperti svelerà ai giovani i trucchi per compilare un curriculum accattivante, per preparare una buona lettera di presentazione e offrirà importanti indicazioni per sostenere un colloquio di lavoro con successo.
Chi, invece, non ha ancora le idee chiare sul percorso da intraprendere potrà avvalersi dell’aiuto di psicologi e tutor che, attraverso questionari di orientamento e colloqui motivazionali, aiuteranno i ragazzi a scoprire le loro attitudini. Un’occasione per confrontarsi, porre domande e chiarire i dubbi sul proprio futuro.
Scegliere la strada giusta è il primo passo per raggiungere il successo personale e professionale ma non sempre è facile trovarla. Per questo OrientaSud intende offrire ai giovani tutte le informazioni e gli strumenti necessari per compiere una scelta ponderata e responsabile.
Nell’area espositiva-informativa, i ragazzi che visiteranno il Salone potranno incontrare da vicino istituzioni, università, accademie e scuole di tutta Italia che illustreranno le loro peculiarità.
Tra le novità di questa edizione, anche uno spazio riservato alle famiglie. Psicologi ed orientatori offriranno ai genitori consigli su come supportare i propri figli in un momento delicato come quello delle scelte.
Inoltre, il ricco programma di convegni, conferenze di facoltà, dibattiti e work-shop darà ai ragazzi la possibilità di avere testimonianze di esperti provenienti dal mondo accademico e del lavoro.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito ad OrientaSud una targa di rappresentanza per il successo del Salone.

Il sito ufficiale di OrientaSud con tutti gli aggiornamenti è www.orientasud.it
La manifestazione
OrientaSud, noto con il primo fortunato slogan “Il Salone delle Opportunità” è organizzato dall’A.C.S.I.G. (Associazione Culturale per lo Sviluppo dell’Inventiva Giovanile), in collaborazione con Il Corriere dell’Università Job. La manifestazione gode dell’adesione della Presidenza della Repubblica e dei Patrocini di: Rappresentanza in Italia della Commissione europea, Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, Presidenza consiglio dei Ministri, Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Ministero dell’Istruzione, Ministero della Gioventù, Crui, Regione Campania, Comune di Napoli, Provincia di Napoli, Ufficio Scolastico Regionale per la Campania.

Siglato al Ministero del Lavoro l’accordo tra Seat PG e sindacati

April 14, 2010 by admin · Leave a Comment
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Passa attraverso una nuova e più incisiva offerta di prodotti e servizi e il miglioramento dell’efficienza il rilancio dell’Azienda

Le assemblee dei dipendenti hanno ratificato l’accordo siglato al Ministero del Lavoro, nei giorni scorsi, fra Seat PG S.p.A. e le Organizzazioni Sindacali Nazionali di categoria e le Rappresentanze Sindacali Aziendali. L’accordo prevede un processo di riorganizzazione che facilita il piano di rilancio dell’azienda.

Il piano prevede, assieme ad una nuova e più incisiva offerta di prodotti e servizi, interventi organizzativi volti a favorire l’evoluzione dell’Azienda verso una maggiore integrazione e connotazione multimediale della propria offerta, nonché a migliorarne l’efficienza.

L’essere pervenuti alla stipula di un accordo sulla base di un confronto serio ed approfondito tra Rappresentanze sindacali e Azienda evidenzia come, pur nelle comprensibili difficoltà, il dialogo si è sviluppato, nel rispetto della distinzione dei rispettivi ruoli e responsabilità, all’insegna della ricerca delle soluzioni più idonee per le esigenze dei lavoratori e per consentire all’Azienda di proseguire nel piano di rilancio avviato.

Particolare valore assume, nel presente contesto economico e sociale, il fatto che i cambiamenti previsti nei processi aziendali di Seat PG verranno gestiti mediante strumenti non traumatici, attraverso il ricorso alla CIGS per un numero complessivo di 300 risorse ed in tale contesto , per quanti ne hanno i requisiti, attraverso un piano di prepensionamento

Il risultato di oggi è una ulteriore dimostrazione delle potenzialità di Seat PG per riprendere, non appena le condizioni di mercato lo consentiranno, un percorso di crescita fondato su una nuova e più incisiva offerta di prodotti e servizi in risposta alle nuove esigenze dei nostri clienti.

Precarietà per molti, welfare privilegio di pochi

June 23, 2009 by admin · Leave a Comment
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Resta ampia, anche dopo i provvedimenti del Governo, la platea degli “esclusi”: il punto nel volume “Flex-insecurity”, di Fabio Berton, Matteo Richiardi e Stefano Sacchi.

Continuità dell’impiego, salari adeguati, stato sociale. Tre “argini” importantissimi per contenere il fenomeno della precarietà, crollati i quali non resta che constatare quanti e chi siano, oramai, i precari in Italia, proponendo riforme precise per “aggredire” il fenomeno su tutti e tre i fronti, appunto, carriere, salari e welfare.

Questo il tema di “Flex-insecurity”, un libro edito da Il Mulino (per la collana Studi e Ricerche) e curato da Fabio Berton, Matteo Richiardi e Stefano Sacchi. Il volume pone in primo piano – già nel sottotitolo – una domanda chiave: perché in Italia la flessibilità diventa precarietà ? Per il modo – questa la tesi degli autori – in cui la flessibilità stessa è stata introdotta. E le cose, con la crisi economica, rischiano di peggiorare ulteriormente, portando a una “deflagrazione del fenomeno”. Non solo: accanto a lavoratori atipici niente affatto precari, sono sempre di più i lavoratori a tempo pieno e indeterminato che, dal punto di vista sostanziale, possono essere definiti come precari.

Qualche numero: in Italia, notano gli autori, a non avere accesso ad alcuna forma strutturata di sostegno al reddito in caso di perdita del posto di lavoro erano la totalità dei parasubordinati, la gran parte dei lavoratori a termine e – questo il dato meno discusso – oltre il 10 per cento degli stessi lavoratori a tempo indeterminato. In pratica almeno 3,2 milioni di lavoratori, oggetto di recenti interventi da parte dell’esecutivo (una tantum per apprendisti e atipici, estensione della cassa integrazione in deroga).


È sufficiente? No, secondo gli autori, per i quali gli interventi in campo sono ancora poca cosa rispetto alla riforma complessiva della materia che l’introduzione della flessibilità “avrebbe richiesto”. Ancora ampia, infatti, anche alla luce delle norme introdotte, risulta la platea degli esclusi: tra il milione e mezzo e i 2 milioni di lavoratori, a seconda degli scenari considerati e in funzione del diverso contributo che potrà derivare dagli accordi con le regioni. Anche chi ha diritto alle varie una tantum e indennità “in deroga”, vedrà peraltro esaurirsi queste risorse molto presto, mentre la crisi occupazionale – avvertono gli autori – non si annuncia breve, con il risultato che da qui a pochi mesi la platea di lavoratori totalmente “privi di reddito” potrà diventare imponente, “quando anche i lavoratori che riescono ad accedervi esauriranno il diritto alle prestazioni”.

Diverse le concrete proposte di riforma suggerite dagli autori, dalla contribuzione unica al salario minimo, dall’indennità di terminazione alla tanto decantata quanto urgente (e ancora, a loro avviso, inattuata) riforma complessiva degli ammortizzatori sociali. L’obiettivo? Trasformare gli ammortizzatori sociali da privilegio di pochi a diritto di tutti, tramite una reale “flexicurity”, un neologismo di moda in Europa, da qualche anno, che consiste nel coniugare flessibilità e sicurezza tramite strategie politiche adeguate. Un concetto ambizioso che per il momento, in Italia, non trova riscontro nella realtà.

Fabio Berton è ricercatore presso il LABORatorio Revelli del Collegio Carlo Alberto di Torino e assegnista di ricerca in Statistica economica nel Dipartimento di Politiche pubbliche e Scelte collettive dell’Università del Piemonte orientale. Matteo Richiardi è ricercatore in Economia politica nell’Università Politecnica delle Marche e responsabile dell’Unità di microsimulazione del LABORatorio Revelli del Collegio Carlo Alberto di Torino. Stefano Sacchi è ricercatore in Scienze politiche all’Università di Milano e Acting director dell’Unità di ricerca sulla governance europea (U.r.g.e.) del Collegio Carlo Alberto di Torino.


REGIONI IN CONFLITTO PER I FONDI EUROPEI

March 4, 2009 by admin · Leave a Comment
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Articolo di Paolo Manasse di www.lavoce.info

Le regioni contribuiranno a costruire una rete di protezione per i disoccupati privi di ammortizzatori sociali. Utilizzando le loro dotazioni del Fondo Sociale Europeo. Ma le regioni del Sud – più povere – dispongono di una quota del Fondo superiore a quelle del Centro-Nord, mentre queste ultime hanno più disoccupati. Trasferire i fondi dal Sud al Centro-Nord? Sarebbe possibile, ma il Governo ha scelto una strada diversa, che lascia inutilizzata per questo scopo una parte delle risorse europee e accolla un onere allo Stato.

Il 12 febbraio Governo e Regioni hanno siglato un accordo con il quale si impegnano a co-finanziare, per 8 miliardi di euro, i cosiddetti ammortizzatori in deroga, la rete di protezione contro la disoccupazione per i lavoratori che ne sono sprovvisti (quasi uno su due nel settore privato). L’intesa stabilisce che le Regioni contribuiscano con le rispettive dotazioni del Fondo Sociale Europeo (FSE) per 2650 milioni, e lo Stato si accolli i rimanenti 5350. Le Regioni rimarranno titolari dei fondi europei (tradotto: ciascuna pagherà per i propri precari), e lo Stato aumenterà la propria quota nel caso le risorse non siano sufficienti.
Purtroppo, la strada prescelta di attingere al FSE porterà inevitabilmente il governo ad un bivio: gestire un conflitto redistributivo tra regioni del Centro-Nord e quelle del Sud, oppure gravare il bilancio pubblico più di quanto preventivato. La ragione è semplice: per utilizzare in pieno i fondi europei per gli ammortizzatori sarebbe necessario trasferire considerevoli risorse (circa 725 milioni di euro) dalle regioni più povere (ma meno colpite dalla crisi) del Sud a quelle più ricche (e più colpite dalla crisi) del Centro-Nord. In assenza di un accordo in tal senso, a pagare sarà lo Stato (il contribuente italiano) e non l’Europa. Vediamo perché.

AL CENTRO-NORD PIÙ PRECARI DISOCCUPATI

Il FSE finanzia investimenti per la formazione e l’inserimento nel mercato del lavoro, e prevede due principali linee di intervento: quella avente l’obiettivo convergenza che riguarda le regioni povere (il cui PIL procapite è inferiore al 75% della media EU-25, in rosso nella figura sotto) e quelli con obiettivo competitività, per le regioni ricche (in blu). Com’è ragionevole aspettarsi, le regioni del Sud hanno una quota FSE per il 2007-13 maggiore (il 50%) di quelle del Centro (20%) e del Nord (30%.).(1) Il punto è che i precari che perderanno il posto si trovano soprattutto al Centro-Nord! E questo per diverse ragioni, tra le quali:

Circa il 50% degli occupati si trova al Nord, contro il 20% al Centro ed il 30% al Sud (vedi Tavola A.15 in basso); in particolare si concentra al Nord l’occupazione nell’industria e nei servizi, i settori dove la crisi colpisce di più (vedi auto e beni durevoli), nonché l’occupazione femminile.

Al Nord sono concentrati i lavoratori temporanei (il 42% contro il 20% al Centro ed il 37% al Sud (vedi Tabella A.17.1) e quelli a tempo parziale (54%, 22% e 24% rispettivamente, Tabella A.17.2.)

Al Sud il precariato assume molto spesso la forma di lavoro non regolare, il lavoro sommerso (vedi Tabella A.1 relativa al 2003), che, in quanto tale, esula da ogni forma possibile di protezione.

COME SI DIVIDONO LE RISORSE

Sulla base di questi dati è ragionevole pensare che il fabbisogno di risorse per gli ammortizzatori sarà così distribuito tra le aree del paese: 46% al Nord, 23% al Sud e 31% al Centro.(2) Dunque, se fosse possibile utilizzare tutte le risorse (8miliardi) solo sulla base di queste necessità, e cioè senza il vincolo di destinazione regionale, le regioni del Nord riceverebbero circa 3,7 miliardi quelle del Centro 2,5 e quelle dei Sud 1,8 miliardi. Con il vincolo di destinazione, invece, al Nord andranno solamente 3,3 miliardi circa(3), alle regioni del Centro 2,2 e al Sud 2,6 miliardi. Insomma, Centro e Nord otterranno rispettivamente 296 e 429 milioni meno del loro fabbisogno, e quelle del Sud avranno un avanzo di 725 milioni circa. Saranno disposte a finanziare i precari del Centro-Nord?
Per evitare un conflitto tra le regioni, l’intesa prevede che il deficit del Centro-Nord ricada sullo Stato, anziché sulle regioni meridionali. Ma in questo modo oltre il 27% del FSE non verrà utilizzato! Eppure sarebbe stato possibile impiegare pienamente tutte le risorse europee, senza esigere che le regioni povere cedessero in via definitiva i propri fondi a quelle ricche: quando le dotazioni non coincidono con i bisogni, (quasi) tutti sanno che lo scambio intertemporale migliora il benessere. Sarebbe bastato stabilire che le regioni in difetto di fondi (quelle Centro-Settentrionali) potessero contrarre un prestito, garantito dallo Stato, con le regioni con eccesso di fondi (quelle meridionali), da restituire – diciamo – tra due anni, e magari usando come collaterale il prossimo stanziamento europeo.

(1) Queste percentuali si ottengono sommando agli stanziamenti contenuti nel piano 2007-13: le quote dei piani nazionali, per semplicità sono attribuite in parti eguali alle regioni.
(2) Questo significa ritenere che la crisi colpirà le diverse aree del paese in questo modo: per 1 precario che perde il posto al Sud ce ne sarà circa 1,5 al Centro e 2 al Nord.
(3) Per i dettagli del conto si veda il mio blog, http://paolomanasse.blogspot.com


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