Archivio della categoria: Ricerche

Come le agenzie di recupero crediti intimano il pagamento immediato

Le agenzie non lavorano sempre in maniera “trasparente”. Accanto ad agenzie di recupero crediti serie, ci sono altre disposte a tuttopur di far ritornare i soldi nelle tasche dei clienti (prendendosi poi la percentuale).

La rivelazione shock di un ex agente, specializzato nel recupero crediti, ha scatenato reazioni accese dal mondo del Web. Il Fatto Quotidiano lo ha intervistato perché l’agente ha cercato di rimediare, svolgendo la sua attività contro le amministrazioni pubbliche (e non più sui cittadini) e fondando un blog a tema per dare una mano.

Quali sono le tecniche di recupero dei crediti più collaudate?

1) La pressione. I tempi della Giustizia sono sempre lunghi, ma quelli per il recupero dei crediti sembrano velocissime. Come mai? Spesso è la pressione degli agenti a far sì che il debito si recuperi più velocemente. Anche se non c’è ancora la sentenza del tribunale,l’agente sa che telefonare in continuazione e minacciare di entrare in casa a pignorare quello che c’è funziona. Soprattutto se il debitore non sa che quell’atto non è ancora arrivato.

2) Il giudizio degli altri. Le lettere per richiedere il recupero dei crediti, oppure gli atti di pignoramento sono sempre in bella mostra: difficilmente si trovano in busta chiusa. È una tecnica: i vicini devono sapereche quella persona è in difficoltà economiche, in modo da recuperare il credito più facilmente. Le agenzie di recupero crediti possono anche contattare i parenti strettidel debitore quando questi non si fa trovare: in questo modo, saranno loro a pagare o a pressare di più il debitore.

3) I documenti. Alcune agenzie non esitano a sfruttare documenti fac-simile identici per tutti (con la scritta “Pignoramento” ben evidente), oppure a “ritrovare casualmente” alcune carte finite in prescrizione. L’ignaro cittadino, intanto, paga per paura che la propria abitazione venga messa sottosopra.

4) Gli agenti motivati. Agenzie di questo tipo difficilmente assumono personale a tempo indeterminato. Spesso, si circondano di partite IVA o di personale a tempo determinato, garantendogli una percentuale (per quanto risicata) sul numero dei contratti portati a termine. È la giusta motivazione, secondo l’ex agente, che spinge ancora di più gli agenti nel proprio lavoro, accanto a orari stressanti e spazi ridotti al minimo.

Come può difendersi il cittadino? È importante verificare che la cartella non sia già caduta in prescrizione. Ricordatevi che il recupero dei crediti forzoso non può avvenire se non vi arriva la notifica dell’ufficiale giudiziario (che viene personalmente a richiedere la vostra firma).

Chi assumono le aziende del Nordest

Circa il 61% delle richieste di giovani, un terzo dei quali ottiene contratti a tempo indeterminato. In forte ascesa la domanda di inserimento relative alle aree funzionali Logistica, R&D e Risorse Umane. In valore assoluto le aree più richieste restano commerciale e vendite e Amministrazione Finanza e Controllo.

Le aziende assumono e cercano essenzialmente profilo high skills e giovani. L’istantanea, inedita, è scattata dall’Osservatorio di JobCareer del CUOA, che questa mattina ha presentato i profili più ricercati dalle aziende del Nordest nel corso di una conferenza stampa. Il rapporto ha mappato le professionalità maggiormente richieste dal mercato del lavoro nel corso del 2010, consentendo di identificare le tendenze per il 2011, individuando i profili maggiormente ricercati da un panel di circa 700 aziende, leader nei diversi settori del manifatturiero e dei servizi, con un focus sull’area Nordest.
L’elemento più significativo che emerge dal numero di domande pervenute al JobCareer del CUOA è che nel corso del 2010 si è più che dimezzata la riduzione registrata nel corso del 2009, conseguenza più macroscopica alla crisi. Inoltre oltre il 60% dei profili richiesti ha meno di 3 anni di esperienza: ciò significa che le aziende anche per gli high skills stanno preferendo una fascia relativamente giovane. Un segnale che la fine del tunnel si sta avvicinando riguarda la tipologia di specializzazione ricercata. È sostenuta, infatti, la domanda nei settori logistica, ricerca e sviluppo (+23%) nella gestione delle risorse umane (+16,67%), mentre benché ancora la fetta più consistente delle domande si riduce il peso delle domanda relativa all’amministrazione finanza e controllo e commerciali e vendite, settori preminenti nel momento di crisi in cui le aziende spingevano sui profili in grado di fare sviluppo e tagliare i costi.

La geografia delle richieste: oltre il 75% arrivano da aziende del Nordest, 8% Nordovest, 8% Centro, 5% dall’Estero (in particolare Irlanda, Regno Unito, Germania, Cina, Sud America, Olanda, Est Europa), il restante 2% dal Sud e Isole.
I settori aziendali più richiesti sono l’area commerciale, amministrazione finanza e controllo e area operations (Ricerca & Sviluppo, produzione, logistica e lean). La distribuzione vede una predominanza del settore Amministrazione Finanza e Controllo, 19%, Commerciale/Vendite, 17%, R&D Logistica e Lean, 16%, Marketing e Comunicazione 10%, Risorse Umane/Organizzazione, 7%.

I profili junior e neolaureati continuano a mantenere vivace la domanda: oltre il 60% delle imprese ricerca giovani. Mentre nell’area middle e senior la domanda si concentra nel settore dell’ICT, Qualità, Banca/assicurazione, Product e Projecy Manager.

“La nuova normalità dopo la crisi – commentato Luca Vignaga Presidente di Aidp – evidenziata da questi dati dice che se nel 2009 le aziende ricercavano chi andasse a vendere e il controllo dei costi, nel 2010 i nuovi inserimenti dicono che c’è ancora tanto manifatturiero nelle nostre aziende, e quindi Ricerca&Sviluppo, logistica e Produzione. Inoltre un altro aspetto importante è che le nostre aziende inseriscono sempre più giovani non soltanto per una questione di costo, ma perché questi giovani con ampie competenze, una Laurea e un master come minimo, consentono di individuare le tendenze del momento, portano innovazione e cambiamento”.
Sul tema dei nuovi inserimenti precisa Ivana Simeone, responsabile del JobCareer del CUOA: “Circa un terzo dei profili giovani inseriti, cioè delle assunzioni relative a persone da o a 3 anni di esperienza, ottiene un tempo indeterminato, mentre la parte restante accede tramite le variegate modalità contrattuali definite flessibili. Inoltre, notiamo una forte richiesta da parte dell’estero: circa un 5% delle domande arriva infatti da aziende che hanno bisogno di inserire risorse nelle proprie sedi internazionali, in particolare Est Europa e Asia”.

Lavoro Brianza: possibili nuovi 90.000 posti

Il passaggio da cinque a due aliquote fiscali (23% e 33%), con l’incremento del reddito disponibile per le famiglie, potrebbe creare – in relazione alla quota destinata ai consumi – quasi 90 mila nuovi posti di lavoro in Italia. È quanto emerge da una stima dell’Ufficio studi della Camera di commercio di Monza e Brianza.
Del totale, la maggioranza dei posti di lavoro aggiuntivi si concentrerebbe in Lombardia (18 mila), Lazio (10 mila), Veneto (8 mila). Tra le province lombarde Milano con oltre 7300, Brescia più di 2100, Bergamo 1900. Nella provincia di Monza e Brianza più di 1000 nuovi posti di lavoro.
Per quel che riguarda la Lombardia, l’adozione delle due aliquote significherebbe, inoltre, l’incremento medio della propensione al risparmio da parte del 12% delle famiglie e diminuirebbero di un quarto le famiglie che ricorrono al debito.
“Guardiamo con molta attenzione e favore – ha dichiarato Carlo Edoardo Valli, Presidente della Camera di commercio di Monza e Brianza – ai provvedimenti annunciati dal Presidente del Consiglio che vanno nel segno dell’alleggerimento della pressione fiscale ed anche della fiducia nell’economia diffusa. E’ un provvedimento atteso, che va incontro ai ceti medi ed al reddito reale delle famiglie, e che rappresenta una concreta via per assecondare i segnali di ripresa. Abbassare le tasse significa incidere sui risparmi e far ripartire i consumi, una misura a favore delle persone e delle imprese, in grado anche di creare occupazione, che resta la priorità. E’ una proposta importante ed utile. Bisogna comunque tener conto dei redditi più bassi, rafforzando le misure necessarie di tutela”.


Lavoro “non standard”: numeri, interpretazioni, aspettative

 

L’Istituto “De Gasperi” presenta una ricerca che analizza in modo specifico la situazione in Emilia-Romagna e in provincia di Bologna.

C’è una flessibilità “virtuosa” che non sia precarietà? Questa flessibilità virtuosa esiste in Emilia-Romagna e a Bologna? Si può coniugare l’esigenza di uscire dalla crisi economica con la necessità di contenere la precarietà del lavoro? È vero, alla luce delle reali dinamiche del mondo del lavoro, che l’ insicurezza del lavoratore produce solo vantaggi per l’impresa? Un contributo per rispondere a questi ambiziosi interrogativi viene da una ricerca realizzata dall’Istituto Regionale di Studi Sociali e Politici “Alcide De Gasperi” di Bologna, dal titolo “Il ricorso ai contratti di lavoro non standard in Emilia-Romagna e in provincia di Bologna”, che sarà presentata il prossimo 25 giugno alle 17, presso la Sala Assemblee della Fondazione Carisbo (via Farini 15, Bologna).

La ricerca prende le mosse dalle trasformazioni fondamentali che hanno interessato il mondo del lavoro in questi anni, dalla diversificazione delle all’ampliamento dell’attività formativa anche dopo il percorso scolastico tradizionale. Sullo sfondo, fenomeni noti quali la sempre più ampia diffusione delle nuove tecnologie, l’internazionalizzazione e la globalizzazione dei mercati, i prodotti dalla vita sempre più breve, la terziarizzazione dell’economia. E le due leggi “cardine” che hanno aperto le porte, in Italia, a questa trasformazione del mercato del lavoro: la legge 196 del 1997, il cosiddetto “pacchetto Treu”, e la legge 30 del 2003, passata alla storia come “legge Biagi”.

L’incontro si aprirà con la presentazione della ricerca, illustrandone anzitutto l’impostazione metodologica centrata, da un lato, sulla necessità di approfondire in modo specifico la situazione del territorio emiliano-romagnolo e in particolare bolognese, dall’altro sull’esigenza di comprendere meglio modalità e ragioni dell’utilizzo dei contratti atipici, le aspettative dei lavoratori e degli imprenditori, ecc. Una finalità conoscitiva, dunque, a cui si affianca l’esigenza di interpretare più a fondo – da qui il ricorso a interviste, testimonianze, questionari rivolti sia a lavoratori che a manager o direttori del personale – le trasformazioni in atto, condizione indispensabile anche per mettere in campo politiche del lavoro efficaci e mirate.


La presentazione della ricerca, che vuole costituire anche un’occasione di dibattito e confronto, si propone anzitutto di fare il punto sul fenomeno del lavoro atipico – dalla sua espansione a tutti i settori produttivi alla sua tendenza a “cronicizzarsi” – nonché aprire le porte a più ampie riflessioni sociologiche (ed etico-religiose) sulla mercificazione del lavoro e l’individualizzazione del rapporto di lavoro, la finanziarizzazione dell’impresa e la ridotta rilevanza del lavoro precario. Con l’obiettivo appunto di chiarire se possa ancora esistere, in questo quadro, una flessibilità virtuosa. Interverranno nella discussione il vicepresidente della Fondazione Casa di Risparmio di Bologna Filippo Sassoli de Bianchi, il presidente dell’Istituto “De Gasperi” Domenico Cella. Quindi Michele La Rosa, ordinario di Sociologia del lavoro all’Università di Bologna (che ha curato materialmente la ricerca), Sara Masi, docente di Management e gestione delle risorse umane alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna. Infine Luciano Gallino, ordinario di Sociologia all’Università di Torino, Don Giuseppe Masiero, assistente nazionale del settore adulti dell’Azione Cattolica Italiana.

Particolarmente significative le testimonianze raccolte nell’ambito della ricerca, che restituiscono un quadro fedele del perché si sia fatto tanto ricorso, da dieci anni a questa parte, allo strumento del lavoro atipico. Uno strumento in grado di rispondere a un “legittimo desiderio di lavoro autonomo che si incrociava con le esigenze delle imprese”, salvo che l’elevata appetibilità dello stesso, rispetto al normale contratto a tempo indeterminato, ne ha esteso l’utilizzo molto al di là delle intenzioni iniziali. Le stesse testimonianze da parte di manager e referenti aziendali, incluse nella ricerca, restituiscono un quadro più complesso del previsto, rispetto all’analisi costi-benefici del lavoro atipico: “Hai sempre comunque una persona che verrà a mancare, a termine – recita una testimonianza da parte di un referente aziendale – mentre con il tempo indeterminato tu comunque hai una persona su cui sai che puoi contare fino in fondo, una persona a tua disposizione”. E se di solito l’atipico viene assunto per seguire un determinato progetto o attività a termine, capita molto spesso che il progetto, o l’attività, vadano a fondersi con un’attività ordinaria “e quindi vai a perdere una persona che ha acquisito una determinata esperienza”.

Per informazioni: Istituto Regionale di Studi Sociali e Politici “Alcide De Gasperi”, via San Felice 103, Bologna: tel. 340-3346926, e-mail istituto@istitutodegasperibologna.it