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Lavoro nero

Le dichiarazioni di Vecchioni (Confagricoltura) sul lavoro nero: “bene il piano Sacconi, tolleranza zero contro lo sfruttamento.

Confagricoltura ha accolto con favore il Piano straordinario contro il lavoro nero approvato dal Consiglio dei Ministri, fortemente voluto dal ministro Sacconi, con l’obiettivo di combattere il fenomeno nel Mezzogiorno.

“Ben vengano piani straordinari finalizzati ad intensificare l’attività di vigilanza nelle zone a maggiore rischio di illegalità – ha commentato il presidente Federico Vecchioni – purché le verifiche vengano effettivamente e finalmente indirizzate verso le imprese che operano in modo sommerso e sfruttano i lavoratori.”

Su questo Confagricoltura ha già dichiarato in tutte le sedi competenti e nel corso delle audizioni svoltesi nei giorni scorsi, che non intende rappresentare e tutelare agricoltori che sfruttano i lavoratori immigrati e che è pronta a fare tutte le verifiche del caso al proprio interno.

“Occorre però evitare – ha proseguito il presidente Vecchioni – che questi gravi fatti possano incidere negativamente sul sistema, già di per sé piuttosto complesso, che regola l’accesso dei lavoratori extracomunitari nel nostro Paese, e possa quindi comportare ritardi nell’emanazione del decreto flussi e riduzioni di quote.”

Resta ferma l’esigenza, per l’Organizzazione degli imprenditori agricoli, che le misure repressive, che pure sono necessarie, vengano accompagnate da provvedimenti finalizzati a promuovere il lavoro regolare attraverso la semplificazione delle procedure e l’alleggerimento degli oneri previdenziali.


Lavoro Stranieri

Lavoro stranieri: un binomio indispensabile per il mondo del lavoro in Italia. Il direttore generale della Confagricoltura, Vito Bianco, ha ribadito questo semplice concetto, l’agricoltura ha bisogno del lavoro degli immigrati. A tal proposito occorre snellire le procedure di assunzione e predisporre dei piani straordinari per combattere l’illegalità.

“I lavoratori extracomunitari rappresentano una risorsa importantissima per le imprese agricole, soprattutto nella zootecnia e nelle attività stagionali. Sempre più spesso, infatti, le aziende agricole ricorrono al lavoro degli immigrati”. Lo ha ribadito il direttore generale della Confagricoltura, Vito Bianco, intervenendo al convegno “Immigrazione e agricoltura” organizzato a Roma dalla Fondazione Cloe.

Bianco ha ricordato che attualmente i lavoratori stranieri rappresentano circa il 10 per cento della forza lavoro in agricoltura. Si tratta di circa 90.000 lavoratori, di cui 17.000 a tempo indeterminato e 73.000 a tempo determinato. A questi bisogna aggiungere un numero altrettanto rilevante di lavoratori provenienti da Paesi neo-comunitari (in particolare Romania e Polonia).

“In agricoltura quindi – ha proseguito il direttore generale – il riferimento è il lavoro regolare, come dimostrano i dati INPS, e le imprese agricole rappresentano spesso un luogo di coesione sociale, giacché il lavoro regolare e l’alloggio, che viene fornito dalle aziende agricole, sono strumenti fondamentali per un’integrazione effettiva e dignitosa nella nostra società.”


Il settore agricolo, inoltre, costituisce “terra di frontiera” per gli immigrati, poiché le imprese agricole – per le numerose occasioni di impiego che offrono – sono spesso per chi arriva nel nostro Paese la prima vera occasione di impiego regolare.

Bianco ha rilevato che purtroppo il mondo politico e l’opinione pubblica si interessano di lavoro agricolo solo nel momento patologico, e cioè quando intervengono gravi fatti di cronaca come quelli recentemente avvenuti a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria.

Al riguardo ha precisato che “la difficile situazione del settore agricolo, ed in particolare di certe produzioni, come quelle agrumicole, che indubbiamente esiste e che ha comportato una contrazione del reddito degli agricoltori, non può giustificare in alcun caso lo sfruttamento dei lavoratori.”

Su questo Confagricoltura ha già dichiarato in tutte le sedi competenti, nel corso delle audizioni svoltesi nei giorni scorsi, che non intende rappresentare e tutelare agricoltori che sfruttano i lavoratori immigrati e che è pronta a fare tutte le verifiche del caso al proprio interno.

“Ben vengano, quindi – ha concluso il direttore generale – piani straordinari finalizzati ad intensificare l’attività di vigilanza nelle zone a maggiore rischio di illegalità, purché le verifiche vengano effettivamente e finalmente indirizzate verso le imprese che operano in modo sommerso e sfruttano i lavoratori.”

Occorre però evitare che questi gravi fatti possano incidere negativamente sul sistema, già di per sé piuttosto complesso, che regola l’accesso dei lavoratori extracomunitari nel nostro Paese, e possa comportare ritardi nell’emanazione del decreto flussi e riduzioni di quote.”

L’agricoltura, infatti, non può andare avanti senza il loro apporto e gli agricoltori, più degli altri imprenditori, non possono attendere i tempi della burocrazia, pena il rischio di perdere le produzioni.

È quindi indispensabile – a parere della Confagricoltura – accelerare i tempi per il rilascio delle autorizzazioni al lavoro, dotando gli sportelli unici per l’immigrazione di una vera autonomia funzionale e di adeguate risorse umane.

L’Organizzazione agricola rileva, comunque, che ogni auspicato disegno moralizzatore deve avere alla base la consapevolezza che il lavoro in agricoltura deve godere di strumenti di flessibilità e di agevolazioni contributive tali da favorire la stabilizzazione occupazionale e lo sviluppo dell’economia primaria.

IMMIGRATI: COLDIRETTI, AL VIA INGRESSO 80MILA LAVORATORI STAGIONALI

Con la firma del presidente del Consiglio arriva il via libera all’ingresso di 80mila lavoratori stagionali fortemente atteso nelle campagne dove stanno per iniziare i lavori di preparazione e raccolta della primavera. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sollecitare ora la rapida pubblicazione del provvedimento in gazzetta ufficiale e la necessaria ripartizione delle autorizzazioni di ingresso tra le regioni poiché la mancanza di personale adeguato rischia di danneggiare settori di grande rilevanza per il Made in Italy agroalimentare.

La maggioranza dei lavoratori stagionali extracomunitari – sottolinea la Coldiretti – troverà infatti occupazione in agricoltura che insieme al turismo e all’edilizia è il settore con maggiori opportunità occupazionali per questi lavoratori sopratutto per le grandi campagne di raccolta delle principali produzioni Made in Italy: dalla frutta alla verdura, dai fiori al vino fino, ma anche negli allevamenti.

Anche quest’anno è prevista la procedura informatica con domande di ingresso on line che evitano le lunghe file alle poste del passato, secondo la Coldiretti che lo scorso anno è stata l’associazione che ha presentato il maggior numero di domande ed è impegnata nelle proprie strutture territoriali a raccogliere le richieste dei datori di lavoro.

Come per lo scorso anno il decreto dovrebbe permettere l’assunzione per lavori stagionali di cittadini non comunitari originari di Serbia, Montenegro, Bosnia-Herzegovina, Macedonia, Croazia, India, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka e Ucraina, nonché di Paesi che hanno sottoscritto o stanno per sottoscrivere accordi di cooperazione in materia migratoria come Tunisia, Albania, Marocco, Moldavia, Egitto e i cittadini stranieri non comunitari titolari di permesso di soggiorno per lavoro subordinato stagionale negli anni 2006, 2007 o 2008.

Con circa il 10 per cento di extracomunitari sul totale dei lavoratori agricoli è nelle campagne dove la presenza di immigrati evidenzia una incidenza tra le più elevate dei diversi settori economici, secondo il XVIII Rapporto Caritas/Migrantes sull’immigrazione al quale ha collaborato la Coldiretti. Sono 98.155 i rapporti di lavoro in agricoltura identificati come extracomunitari negli archivi INPS ed appartengono a 155 diverse nazionalità anche se a trasferirsi in Italia per lavorare in agricoltura – sostiene la Coldiretti – sono principalmente nell’ordine gli albanesi (15 per cento), i rumeni (12 per cento) e a sorpresa gli indiani (10 per cento) che trovano occupazione soprattutto negli allevamenti del nord per l’abilità e la cura che garantiscono alle mucche.

Sono molti i “distretti agricoli” dove i lavoratori immigrati sono diventati indispensabili come nel caso della raccolta delle fragole nel Veronese, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia Romagna, dell’uva in Piemonte, del tabacco in Umbria e Toscana o del pomodoro in Puglia.

Si tratta di un evidente dimostrazione che – conclude la Coldiretti – gli immigrati occupati regolarmente in agricoltura contribuiscono in modo strutturale e determinante all’economia agricola del Paese e rappresentano una componente indispensabili per garantire i primati del Made in Italy alimentare nel mondo.