Lavoro Stranieri

Lavoro stranieri: un binomio indispensabile per il mondo del lavoro in Italia. Il direttore generale della Confagricoltura, Vito Bianco, ha ribadito questo semplice concetto, l’agricoltura ha bisogno del lavoro degli immigrati. A tal proposito occorre snellire le procedure di assunzione e predisporre dei piani straordinari per combattere l’illegalità.

“I lavoratori extracomunitari rappresentano una risorsa importantissima per le imprese agricole, soprattutto nella zootecnia e nelle attività stagionali. Sempre più spesso, infatti, le aziende agricole ricorrono al lavoro degli immigrati”. Lo ha ribadito il direttore generale della Confagricoltura, Vito Bianco, intervenendo al convegno “Immigrazione e agricoltura” organizzato a Roma dalla Fondazione Cloe.

Bianco ha ricordato che attualmente i lavoratori stranieri rappresentano circa il 10 per cento della forza lavoro in agricoltura. Si tratta di circa 90.000 lavoratori, di cui 17.000 a tempo indeterminato e 73.000 a tempo determinato. A questi bisogna aggiungere un numero altrettanto rilevante di lavoratori provenienti da Paesi neo-comunitari (in particolare Romania e Polonia).

“In agricoltura quindi – ha proseguito il direttore generale – il riferimento è il lavoro regolare, come dimostrano i dati INPS, e le imprese agricole rappresentano spesso un luogo di coesione sociale, giacché il lavoro regolare e l’alloggio, che viene fornito dalle aziende agricole, sono strumenti fondamentali per un’integrazione effettiva e dignitosa nella nostra società.”


Il settore agricolo, inoltre, costituisce “terra di frontiera” per gli immigrati, poiché le imprese agricole – per le numerose occasioni di impiego che offrono – sono spesso per chi arriva nel nostro Paese la prima vera occasione di impiego regolare.

Bianco ha rilevato che purtroppo il mondo politico e l’opinione pubblica si interessano di lavoro agricolo solo nel momento patologico, e cioè quando intervengono gravi fatti di cronaca come quelli recentemente avvenuti a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria.

Al riguardo ha precisato che “la difficile situazione del settore agricolo, ed in particolare di certe produzioni, come quelle agrumicole, che indubbiamente esiste e che ha comportato una contrazione del reddito degli agricoltori, non può giustificare in alcun caso lo sfruttamento dei lavoratori.”

Su questo Confagricoltura ha già dichiarato in tutte le sedi competenti, nel corso delle audizioni svoltesi nei giorni scorsi, che non intende rappresentare e tutelare agricoltori che sfruttano i lavoratori immigrati e che è pronta a fare tutte le verifiche del caso al proprio interno.

“Ben vengano, quindi – ha concluso il direttore generale – piani straordinari finalizzati ad intensificare l’attività di vigilanza nelle zone a maggiore rischio di illegalità, purché le verifiche vengano effettivamente e finalmente indirizzate verso le imprese che operano in modo sommerso e sfruttano i lavoratori.”

Occorre però evitare che questi gravi fatti possano incidere negativamente sul sistema, già di per sé piuttosto complesso, che regola l’accesso dei lavoratori extracomunitari nel nostro Paese, e possa comportare ritardi nell’emanazione del decreto flussi e riduzioni di quote.”

L’agricoltura, infatti, non può andare avanti senza il loro apporto e gli agricoltori, più degli altri imprenditori, non possono attendere i tempi della burocrazia, pena il rischio di perdere le produzioni.

È quindi indispensabile – a parere della Confagricoltura – accelerare i tempi per il rilascio delle autorizzazioni al lavoro, dotando gli sportelli unici per l’immigrazione di una vera autonomia funzionale e di adeguate risorse umane.

L’Organizzazione agricola rileva, comunque, che ogni auspicato disegno moralizzatore deve avere alla base la consapevolezza che il lavoro in agricoltura deve godere di strumenti di flessibilità e di agevolazioni contributive tali da favorire la stabilizzazione occupazionale e lo sviluppo dell’economia primaria.

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