Lavoro “non standard”: numeri, interpretazioni, aspettative

June 20, 2009 by admin · Leave a Comment
Filed under: Ricerche 

 

L’Istituto “De Gasperi” presenta una ricerca che analizza in modo specifico la situazione in Emilia-Romagna e in provincia di Bologna.

C’è una flessibilità “virtuosa” che non sia precarietà? Questa flessibilità virtuosa esiste in Emilia-Romagna e a Bologna? Si può coniugare l’esigenza di uscire dalla crisi economica con la necessità di contenere la precarietà del lavoro? È vero, alla luce delle reali dinamiche del mondo del lavoro, che l’ insicurezza del lavoratore produce solo vantaggi per l’impresa? Un contributo per rispondere a questi ambiziosi interrogativi viene da una ricerca realizzata dall’Istituto Regionale di Studi Sociali e Politici “Alcide De Gasperi” di Bologna, dal titolo “Il ricorso ai contratti di lavoro non standard in Emilia-Romagna e in provincia di Bologna”, che sarà presentata il prossimo 25 giugno alle 17, presso la Sala Assemblee della Fondazione Carisbo (via Farini 15, Bologna).

La ricerca prende le mosse dalle trasformazioni fondamentali che hanno interessato il mondo del lavoro in questi anni, dalla diversificazione delle all’ampliamento dell’attività formativa anche dopo il percorso scolastico tradizionale. Sullo sfondo, fenomeni noti quali la sempre più ampia diffusione delle nuove tecnologie, l’internazionalizzazione e la globalizzazione dei mercati, i prodotti dalla vita sempre più breve, la terziarizzazione dell’economia. E le due leggi “cardine” che hanno aperto le porte, in Italia, a questa trasformazione del mercato del lavoro: la legge 196 del 1997, il cosiddetto “pacchetto Treu”, e la legge 30 del 2003, passata alla storia come “legge Biagi”.

L’incontro si aprirà con la presentazione della ricerca, illustrandone anzitutto l’impostazione metodologica centrata, da un lato, sulla necessità di approfondire in modo specifico la situazione del territorio emiliano-romagnolo e in particolare bolognese, dall’altro sull’esigenza di comprendere meglio modalità e ragioni dell’utilizzo dei contratti atipici, le aspettative dei lavoratori e degli imprenditori, ecc. Una finalità conoscitiva, dunque, a cui si affianca l’esigenza di interpretare più a fondo – da qui il ricorso a interviste, testimonianze, questionari rivolti sia a lavoratori che a manager o direttori del personale – le trasformazioni in atto, condizione indispensabile anche per mettere in campo politiche del lavoro efficaci e mirate.


La presentazione della ricerca, che vuole costituire anche un’occasione di dibattito e confronto, si propone anzitutto di fare il punto sul fenomeno del lavoro atipico – dalla sua espansione a tutti i settori produttivi alla sua tendenza a “cronicizzarsi” – nonché aprire le porte a più ampie riflessioni sociologiche (ed etico-religiose) sulla mercificazione del lavoro e l’individualizzazione del rapporto di lavoro, la finanziarizzazione dell’impresa e la ridotta rilevanza del lavoro precario. Con l’obiettivo appunto di chiarire se possa ancora esistere, in questo quadro, una flessibilità virtuosa. Interverranno nella discussione il vicepresidente della Fondazione Casa di Risparmio di Bologna Filippo Sassoli de Bianchi, il presidente dell’Istituto “De Gasperi” Domenico Cella. Quindi Michele La Rosa, ordinario di Sociologia del lavoro all’Università di Bologna (che ha curato materialmente la ricerca), Sara Masi, docente di Management e gestione delle risorse umane alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna. Infine Luciano Gallino, ordinario di Sociologia all’Università di Torino, Don Giuseppe Masiero, assistente nazionale del settore adulti dell’Azione Cattolica Italiana.

Particolarmente significative le testimonianze raccolte nell’ambito della ricerca, che restituiscono un quadro fedele del perché si sia fatto tanto ricorso, da dieci anni a questa parte, allo strumento del lavoro atipico. Uno strumento in grado di rispondere a un “legittimo desiderio di lavoro autonomo che si incrociava con le esigenze delle imprese”, salvo che l’elevata appetibilità dello stesso, rispetto al normale contratto a tempo indeterminato, ne ha esteso l’utilizzo molto al di là delle intenzioni iniziali. Le stesse testimonianze da parte di manager e referenti aziendali, incluse nella ricerca, restituiscono un quadro più complesso del previsto, rispetto all’analisi costi-benefici del lavoro atipico: “Hai sempre comunque una persona che verrà a mancare, a termine – recita una testimonianza da parte di un referente aziendale – mentre con il tempo indeterminato tu comunque hai una persona su cui sai che puoi contare fino in fondo, una persona a tua disposizione”. E se di solito l’atipico viene assunto per seguire un determinato progetto o attività a termine, capita molto spesso che il progetto, o l’attività, vadano a fondersi con un’attività ordinaria “e quindi vai a perdere una persona che ha acquisito una determinata esperienza”.

Per informazioni: Istituto Regionale di Studi Sociali e Politici “Alcide De Gasperi”, via San Felice 103, Bologna: tel. 340-3346926, e-mail istituto@istitutodegasperibologna.it


L’industria arranca, resistono i servizi. Scaduti i contratti di 350mila atipici

June 15, 2009 by admin · Leave a Comment
Filed under: atipici 

Un volume di oltre 400 pagine, suddivise in cinque capitoli, per presentare nel dettaglio le trasformazioni che hanno interessato, nel 2008, l’economia e la società italiana. Presentato il 26 maggio scorso a Montecitorio, il Rapporto annuale dell’Istat analizza anzitutto nel dettaglio i riflessi che la crisi internazionale dell’economia sta avendo sul piano nazionale, senza avventurarsi troppo in previsioni (salvo raccogliere i primi segnali di rallentamento della discesa, che fanno pensare a una natura “transitoria” anche di questa crisi, per quanto più grave delle altre).

Restando al 2008, salta all’occhio la contrazione del Pil registrata dall’Italia (meno 1,0%), che aumenta ulteriormente il proprio divario in termini di performance della crescita rispetto agli altri Paesi dell’area euro (dove, nonostante il crollo della seconda parte dell’anno, l’economia si è mantenuta in terreno positivo, chiudendo l’esercizio con un progresso di 0,8 punti percentuali). Più nel dettaglio, a una modesta crescita del primo trimestre (più 0,5%), l’Italia ha messo a segno tre trimestri di seguito con il segno meno (segnando una caduta del Pil di 0,6, 0,8 e 2,1 punti percentuali rispettivamente nel secondo, terzo e quarto trimestre).

A una flessione che in termini tendenziali si prefigura drastica per il 2009 (già oggi siamo a meno 5,9 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso), si registra una contrazione dei consumi (meno 0,9% nel 2008), del reddito (meno 0,7%) e degli investimenti (in picchiata del 3%). La bilancia commerciale è peggiorata in modo significativo, anche se a destare maggiore preoccupazione sono le pesanti flessioni di alcuni settori tipici del “Made in Italy” (meno 10,1 i prodotti tessili, meno 5,2 il settore della pelle, meno 4,9 l’industria di trasformazione dei minerali non metalliferi, meno 4,5% i mobili; fino al meno 6,1% del settore auto).

Mentre la produzione industriale si contraeva del 3,3% (molto peggio del resto dell’eurozona, che ha chiuso il 2008 con un meno 1,8), ha segnato il passo anche il settore delle costruzioni, che ha visto nero durante il quarto trimestre (meno 5,9%). Limita i danni il settore del turismo, con una contrazione del 2,8%, con i turisti stranieri (meno 3,8%) che hanno scelto in massa di rinunciare alla vacanza nel Belpaese. I prezzi? Determinati, nella sostanza, dalle oscillazioni del barile di greggio, anche se pure in questo caso in Italia si registrano aumenti maggiori (specialmente nei prezzi al consumo, più 3,3%) rispetto alla media dell’area euro.

L’impennata dei costi delle materie prime – e dell’energia – ha pesato in modo particolare sulle imprese, che si sono viste costrette a ritoccare i prezzi alla produzione (più 5,9% la crescita 2008) e a procedere a pesanti ristrutturazioni anche sotto il profilo dell’occupazione (meno 1,7% per l’industria, con l’impennata del ricorso alla Cassa Integrazione, soprattutto nell’ultima parte dell’anno). Considerando il sistema economico nel suo complesso, l’occupazione si contrae di un modesto 0,1%, con il lavoro dipendente che in termini percentuali mostra un lieve incremento (più 0,5) a fronte di un arretramento del lavoro autonomo (meno 1,7%). A compensare il tracollo dell’industria sono infatti beni e servizi, che anche nel 2008 fanno registrare un progresso di 0,8 punti percentuali.

Restano, e si acuiscono, le differenze territoriali sul fronte occupazione, con il Nord e il Centro che fanno registrare variazioni positive dell’1,2 e dell’1,5% rispettivamente, con il Mezzogiorno invece impegnato a fronteggiare una contrazione di mezzo punto percentuale. Resta la forte crisi dell’industria, che ha messo in ginocchio anche aree del settentrione prima considerate roccaforti del “lavoro sicuro”, nonché un aumento dell’incidenza dei lavoratori stranieri sul totale degli occupati, una quota che nel Centro-Nord ha superato i 9 punti percentuali. Il tasso di disoccupazione, al 31 dicembre, si portava al 6,7% (7 decimi di punto in più rispetto al 2007), mentre si riduceva ai minimi termini la domanda “attiva” di lavoro, cioè la quota di ricerca attiva di personale da parte degli imprenditori (passata da 1,07 a 0,65% dal primo al quarto trimestre).


In termini storici, il 2008 è il peggiore anno dal 1995, con la crescita degli occupati (più 183mila unità) che è risultata per la prima volta inferiore a quella dei disoccupati (186mila in più).

Scendendo nel dettaglio delle forme contrattuali, gli occupati “standard” (a tempo pieno e indeterminato) nel 2008 erano 18 milioni circa. Quelli a tempo parziale pari a circa 2,6 milioni. Gli atipici (dipendenti a termine, co.co.pro., ecc) pari a 2,8 milioni. In base ai dati della Rilevazione sulle forze lavoro, nota l’Istat, si stima che a fine 2008 siano scaduti i contratti di circa 350mila dipendenti a termine e collaboratori. Il lavoro atipico rappresenta, anche nel 2008, la principale modalità di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Ciononostante, quasi la metà dei lavoratori atipici possiede un’esperienza lavorativa almeno decennale. Inoltre – rileva sempre l’Istat – questo tipo di contratto riguarda sempre più gli occupati adulti, spesso con responsabilità famigliari. Anche la presenza di 100mila lavoratori autonomi senza vincoli di orario, dipendenti propri o sede di lavoro fa intuire un forte ricorso (mascherato) al lavoro para-subordinato. Allo stesso tempo, la forte impennata della disoccupazione di breve durata (che riguarda, non a caso, soprattutto il lavoro “autonomo” o presunto tale), è da addebitarsi al mancato rinnovo dei contratti a termine, e anche all’aumento della quota di ex-occupati nella fascia 35-54 anni.

Il principale motivo della perdita del lavoro, nel 2008, è, in termini assoluti, il mancato rinnovo di un contratto a termine, anche se la perdita del lavoro per licenziamento aumenta in modo significativo, registrando un progresso di 32 punti percentuali. L’Istat stima in 2,5 milioni gli italiani che percepiscono redditi provenienti esclusivamente da occupazioni a termine o collaborazioni (una situazione che pesa in modo particolare sulle coppie con figli, nelle quali si nota un’impennata del numero di famiglie con almeno un componente disoccupato, e una diminuzione di quelle con almeno un occupato). Allo stesso tempo, il mercato del lavoro mostra forti elementi di polarizzazione – in questo caso comune ad altri Paesi occidentali – con una crescente richiesta sia di personale iper-qualificato che di manodopera “pura”.

Un anno positivo, il 2008, sul fronte salariale, grazie al rinnovo di molti contratti collettivi, con le retribuzioni che sono cresciute del 3,3%. Ragionando in termini di reddito pro-capite, le famiglie italiane non stanno molto peggio della media europea. Lasciando da parte la media, si nota però un livello di differenziazione dei redditi molto più elevato del “normale”, con l’Italia che figura tra i Paesi dell’eurozona a più alto tasso di “vulnerabilità economica” (ne soffrono otto famiglie su 100, al nord, dieci su 100 al Centro e una su tre nel Mezzogiorno). Nel complesso, segnalano difficoltà economiche più o meno gravi 2 milioni e mezzo di famiglie, pari al 10,4% del totale.

Malissimo, nel 2008 – conclude il Rapporto Istat – i conti pubblici, con la quota di indebitamento netto che si è portata al 2,7% del Pil (con il rapporto tra debito e Pil che si è portato sopra quota 105): in valore assoluto, il debito italiano si è assestato a quota 1.664 miliardi di euro. In lievissimo calo la pressione fiscale, che è stata portata dai 43,1 punti percentuali del 2007 ai 42,8 dell’anno scorso.

Link al rapporto ISTAT


Lavoro, sviluppo, diritti: come ripensarli in tempo di crisi

June 8, 2009 by admin · Leave a Comment
Filed under: organizzazione del lavoro 

La crisi economica, profonda e grave nonostante i tentativi di banalizzazione, sta chiamando tutti a ripensare le categorie di fondo dell’ organizzazione del lavoro, della qualità dello sviluppo, del rapporto tra lavoro e organizzazione della società.

E del vasto tema dei diritti. Con questa considerazione il presidente della Regione Toscana ha aperto i lavori del convegno organizzato oggi a Firenze dalla Filcams Cgil incentrato su tre parole chiave, lavoro, diritti, sviluppo nell’impresa cooperativa e intitolato “Ma la coop sei ancora tu?”. Al convegno, che è stato concluso dal segretario nazionale della Cgil, è intervenuto anche l’assessore regionale al commercio, turismo e cultura.
Occorre da un lato, per il presidente della Regione, rimettere al centro la produzione reale di beni, servizi e risorse, contrastando le rendite di posizione e i privilegi – e nessuno può chiamarsi fuori, neanche la grande distribuzione, un settore in cui vanno trovati nuovi equilibri. La piattaforma delle grandi catene distributive deve integrarsi con quella dei beni “di vicinato”, della qualità e della “unicità”. Ed è proprio la conciliazione tra queste due istanze la filosofia che ha ispirato in Toscana il nuovo regolamento del commercio.
L’attenzione del presidente della Regione si è poi rivolta alla categoria dei diritti, un ambito in cui vengono drammaticamente sottovalutati segnali come quelli lanciati tra gli altri da Amnesty International sul fatto che nei periodi di crisi economica vengono compressi i diritti fondamentali, sociali, umani, del lavoro. In Toscana ci siamo impegnati, ha ricordato il presidente, in una durissima battaglia per una legge, quella sull’immigrazione, che ha fatto scandalo per la sua “normalità”. E’ stato considerato eversivo quello che è il semplice riconoscimento dei diritti fondamentali delle persone, partendo da un’idea aberrante di sviluppo, e cioè che la guerra tra poveri si eviti con l’esclusione di qualcuno. Il presidente della Regione ha espresso la propria inquietudine per la mancanza di reazioni culturali e ideali forti su questi temi, ma si è detto anche certo che non siamo un paese di pensiero unico, e che ci sia da parte di tanti la volontà di mettere in campo valori come la qualità e la responsabilità su cui costruire una nuova visione e un nuovo modello dell’organizzazione del lavoro e dello sviluppo.


Sicurezza sul lavoro: arriva Phriends, il robot amico

June 6, 2009 by admin · Leave a Comment
Filed under: Sicurezza sul lavoro 

Si chiama Phriends il robot amico dei lavoratori in grado di preservare la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro

Si chiama Phriends, Physical Human-Robot Interaction, il robot amico dei lavoratori in grado di preservare la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro.
Al progetto europeo del Centro Interdipartimentale di Automatica, Robotica e Bioingengneria “E.Piaggio” dell’Università di Pisa, hanno collaborato università italiane, europee e alcune importanti industrie.
Phriends è il prototipo delle macchine in grado di “lavorare con l’uomo” senza alcun pericolo per la sua salute. E’ possibile trovare già in commercio un braccio meccanico che si ritrae immediatamente appena “sente” di aver colpito un essere umano. Ma i progetti a lungo termine sono ancora più avveniristici, così come afferma il direttore del Centro di Ricerca Piaggio: “… Puntiamo a costruire robot che, oltre ad essere più leggeri, abbiano una struttura morbida quando si muovono celermente, e quindi rischiano un impatto, e rigida quando compiono lavori che richiedono precisione. Una funzione simile, in fondo, a quella della muscolatura umana”.
Questo tipo di robot potrà essere impiegato in tutti i settori e non solo per la sicurezza nei luoghi di lavoro ma anche per la sicurezza domestica, nel settore della medicina e via dicendo.
Numerosi sono ancora gli incidenti sul lavoro, soprattutto nei settori come cantieri edili, settore stradale e in generale lì dove l’uomo, per svolgere il proprio lavoro, deve necessariamente essere a contatto con la macchina per tutta la giornata lavorativa. Non mancano recenti episodi che dimostrano come anche una piccola disattenzione possa causare il peggiore degli incidenti, in questo caso l’apporto di una macchina in grado di “capire” che sta interagendo con un essere umano è un’opportunità straordinaria sai da un putno di vista della salute del lavoratore sia per l’aspetto economico dell’azienda o impresa. Oltre ad avere effetti inevitabilmente sociali e psicologici, infatti, gravi infortuni sul lavoro che comportano lunghe assenze dal posto di lavoro determinano anche un forte calo della produttività e quindi un problema anche a livello economico per tutta l’azienda.

 

Link: Phriends – Progetto


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