Lavoratori interinali: arriva il “bonus formazione”

Forma.Temp mette a disposizione bonus del valore massimo di 5mila euro per frequentare corsi a scelta del lavoratore
La crescita delle competenze e della professionalità sono spesso la chiave di volta per guadagnare potere contrattuale, dunque per avere maggiori chances di trasformare un’occupazione temporanea in un lavoro stabile. Una buona opportunità in questo senso viene da Forma.Temp, il Fondo per la formazione dei lavoratori in somministrazione a tempo determinato, i cosiddetti “interinali”.
Forma.Temp ha pubblicato un bando per l’assegnazione di bonus formativi del valore massimo di 5mila euro, che potranno essere utilizzati per frequentare un corso di formazione scelto dal lavoratore. I voucher potranno riguardare percorsi formativi finalizzati, appunto, a favorire l’innalzamento dei livelli di qualificazione e professionalità, partendo dall’analisi e dalla valorizzazione delle competenze acquisite, nonché a predisporre eventuali percorsi di riqualificazione professionale partendo dalle nuove esigenze del mercato del lavoro.
Il bando sarà aperto dall’1 giugno 2009. Queste le categorie di lavoratori interinali che possono presentare domanda: lavoratori “in missione” che hanno maturato almeno due mesi di lavoro nell’ultimo anno; lavoratori disposti a partecipare al corso al di fuori dell’orario di lavoro; lavoratori che, pur avendo lavorato almeno 30 giorni nell’ultimo anno si trovano attualmente “in attesa di missione” e disoccupati da almeno 45 giorni; lavoratori che abbiano prestato la loro opera per almeno 6 mesi e si trovino disoccupati da almeno 45 giorni.
A completare il quadro delle categorie ammesse vi sono coloro che sono stati vittima di un infortunio sul lavoro – tale da rendere necessario un percorso di riqualificazione professionale finalizzato al reinserimento – e le lavoratrici madri che non abbiamo “missioni attive” alla conclusione del periodo di astensione obbligatoria dal lavoro, purché abbiamo maturato almeno 30 giorni di lavoro nell’ultimo anno.
Per saperne di più, è a disposizione un sito dedicato all’iniziativa ( www.bonusasapersi.it ) e un numero verde (800-110-332) attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17.
Crisi e ammortizzatori sociali, accordo in Regione Emilia-Romagna da 520 milioni

Siglato da Regione, UPI e ANCI regionali, organizzazioni sindacali e associazioni imprenditoriali, ad eccezione di Confindustria.
Un accordo da 520 milioni che fissa gli obiettivi e i criteri per salvaguardare la base produttiva, evitare i licenziamenti e dare risposte anche ai lavoratori senza la tutela degli ammortizzatori sociali: lo hanno siglato la scorsa settimana Regione Emilia-Romagna, UPI e ANCI regionali, organizzazioni sindacali e associazioni imprenditoriali, ad eccezione di Confindustria.
Il patto rappresenta uno strumento nuovo per gestire una crisi inedita e gravissima, che coinvolge tutta l’economia mondiale e che tocca pesantemente l’economia italiana e ora anche quella dell’Emilia-Romagna.
Con l’accordo si dà vita ad un sistema di gestione di tutti gli strumenti a sostegno dei lavoratori e delle aziende per affrontare la crisi, ordinari e soprattutto in deroga, dando così risposta anche ai lavoratori nelle imprese con meno di 15 dipendenti, nelle cooperative, nei servizi, nel commercio e nell’artigianato.
L’accordo gestirà il finanziamento di 520 milioni per gli ammortizzatori sociali in deroga previsti dall’intesa Stato-Regione, tra risorse statali e regionali.
“Sono convinto che questa sia la strada migliore per superare la crisi – ha spiegato al termine dell’incontro il presidente della Regione Vasco Errani – Anche Confindustria ha dichiarato di condividere l’impostazione e lo spirito del patto e ha apprezzato l’impegno della Regione. Ritengo che sia importante quanto ha detto la presidente Artoni, e auspico che nei prossimi giorni si creino le condizioni perché anche Confindustria possa aderire”.
La Regione e le associazioni imprenditoriali e sindacali firmatarie si impegnano a salvaguardare l’occupazione, perseguendo soluzioni condivise anche nel caso del ricorso a procedure di mobilità ed escludendo comunque iniziative unilaterali di licenziamento collettivo.
Ci sarà dunque la possibilità di allungare il periodo della cassa integrazione ordinaria e di garantire rapidità e semplicità degli interventi anche attraverso i pagamenti diretti da parte dell’INPS.
A livello regionale saranno attivati appositi programmi di politiche attive del lavoro diretti alla riqualificazione dei lavoratori sospesi o licenziati a seguito di crisi per favorirne il ricollocamento occupazionale.
E per contrastare il ricorso al lavoro sommerso dei lavoratori non comunitari che hanno perso il lavoro – derivante dall’attuale disciplina relativa ai permessi di soggiorno – la Regione e le parti sociali si impegnano, attraverso la formazione e gli ammortizzatori sociali, a ricercare tutte le misure per la loro ricollocazione.
L’accordo, infine, avvia una procedura condivisa tra Regione e Province per la cassa integrazione straordinaria e la mobilità nelle aziende fino a 250 addetti con stabilimenti in una sola provincia.
“Giovane e Protagonista: per una visione positiva del lavoro”

I risultati della ricerca commissionata da Alai Cisl all’Università Cattolica di Milano
Qual è lo stato d’animo dei tanti giovani che nel nostro Paese lavorano con contratti di lavoro atipici, ovvero co.co.pro (contratti a progetto), a termine ed ex contratti interinali ora detti “di lavoro in somministrazione”? Una risposta arriva dalla ricerca “Giovane e Protagonista: per una visione positiva del lavoro”, curata da Stefano Gheno, professore di Psicologia sociale presso l’Università Cattolica di Milano.
Commissionata da Alai Cisl (Associazione Lavoratori Atipici e Interinali), ha indagato la realtà dei giovani nel rapporto con il lavoro attuale o futuro, coinvolgendo un campione molto vasto, pari a 2.300 persone in tutta Italia, tra i 18 e i 35 anni (divise equamente tra uomini e donne; tasso di scolarità medio, il 44,5% diplomati, il 30,5% laureati; il 45,2% con un’occupazione “atipica”, il 48,7% non occupati).
Il questionario sottoposto ai giovani dagli operatori di Alai Cisl conteneva idealmente, come spiega il professor Gheno, tre grandi ambiti riguardanti gli aspetti motivazionali, la valutazione del lavoro e, infine, gli elementi personali. In sostanza, è stato chiesto al campione cosa ci si aspetti dal lavoro e quanto è importante nell’ambito della vita; la soddisfazione legata allo stesso e i fattori a cui questa è oppure no correlata, nonché le componenti personali che riguardano il benessere lavorativo.
Quattro le variabili di “job satisfaction” (soddisfazione lavorativa) sulla cui base sono stati ottenuti questi risultati: i giovani lavoratori atipici, pur appagati in relazione al lavoro svolto e al modo in cui vengono utilizzate le loro competenze, mancano di soddisfazione circa la retribuzione percepita e le prospettive future. Ed è proprio questa mancata soddisfazione che apre l’importante questione dell’essere “protagonisti”, mettendo quindi in campo una nuova domanda: si può essere protagonisti senza speranza?
Spiega il professor Gheno: “Per i giovani il lavoro rappresenta una componente molto importante della vita. Il valore medio attribuito, su una scala che va da 1 a 10, ammonta a 8,21. È dunque evidente che lo spazio psicologico e umano sia piuttosto rilevante. I giovani intervistati cercano principalmente la possibilità di mantenersi, e questo la dice lunga sull’importanza della retribuzione, ma allo stesso tempo indicano come significativa l’opportunità di realizzarsi in quanto persone. A dimostrazione di ciò, la risposta alla domanda su ‘che cosa è importante nel lavoro che ha trovato’, dà come risultati, a pari merito, la stabilità e la possibilità di fare qualcosa che interessi davvero”. E ancora: “Se un giovane si sente privo di prospettive – sottolinea Gheno – è difficile che investa sul proprio sviluppo, e il tema del protagonismo è molto legato al fatto di sentirsi dotati o meno di possibilità”.
Dall’analisi del campione esaminato rispetto a tematiche quali disagio, stress, soddisfazione, si evince infatti che il sentirsi dotati di possibilità aumenta lo “star bene” dei giovani anche rispetto alla questione del lavoro, li rende più capaci di speranza e progettualità, meno insoddisfatti e stressati. Accompagnare i giovani nel percorso lavorativo guardando al futuro con una visione positiva diventa dunque un elemento essenziale per costruire un rapporto virtuoso tra giovani e mondo del lavoro, atipico e non.
Il coordinamento operativo della ricerca è stato svolto da ReAct, una società che opera nell’ambito della ricerca sociale, con particolare riferimento al benessere sul lavoro, nelle organizzazioni e nelle comunità.
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Riparte il servizio di consulenza on line per i lavoratori flessibili dell’Emilia-Romagna

Entro 4 giorni lavorativi risponderanno alle domande gli operatori dei centri per l’impiego provinciali
Riprende da oggi il servizio di consulenza on line per i lavoratori atipici offerto attraverso questo sito dall’assessorato al Lavoro della Regione Emilia-Romagna.
Per richiedere l’aiuto di un esperto è sufficiente compilare il modulo sul sito e porre un quesito: entro quattro giorni lavorativi risponderanno gli operatori dei centri per l’impiego provinciali in collaborazione con un gruppo di esperti di Inps, Nidil Cgil, Alai Cisl, Cpo Uil.
“La consulenza on line ha l’obiettivo di supportare in modo individuale i lavoratori che per primi risentono dell’attuale crisi economica ed occupazionale – spiega l’assessore regionale al Lavoro, Giovanni Sedioli – Quella del lavoro atipico è una realtà estremamente complessa, la Regione è impegnata a diversificare le politiche attive per rispondere in modo flessibile e appropriato ai fabbisogni di uomini e donne, di professionalità alte e di lavoratori a rischio di precarietà ed esclusione.”
Cofinanziato dal Fondo sociale europeo, Atipici e Atipiche in rete e la consulenza on line intendono sostenere i lavoratori più deboli nei percorsi di carriera, garantendo loro informazioni relative ad opportunità di crescita e qualificazione professionale, ma anche alla conoscenza, alla tutela e ad una maggior consapevolezza dei loro diritti.
L’obiettivo – individuato nel Programma operativo regionale Fse 2007/2013 – è quello di promuovere ed accrescere in Emilia-Romagna la qualità delle condizioni e delle prestazioni di lavoro, limitando i rischi di precarietà e de-professionalizzazione.
Avere accesso ad informazioni aggiornate ed attendibili è infatti per il lavoratore e la lavoratrice atipici una risorsa importantissima, il primo passo per essere un lavoratore consapevole della propria identità e della propria condizione occupazionale, per crescere professionalmente o per cercare tutele e forme di rappresentanza.
